Cos’è la piorrea? Cause e cure di un problema comune

Ancora oggi la parola piorrea suggerisce subito al paziente la gravità di un problema di salute orale. La parola viene di solito tramandata come una “maledizione” famigliare e si associa ad immagini poco rassicuranti quali denti che dondolano e cadono spontaneamente e dentiere rosa appoggiate sul comodino.

Per fortuna oggi le cure odontoiatriche possono fare molto prima di arrivare a queste situazioni estreme. Il fattore determinante è intervenire in tempo, adottare un approccio serio e preferibilmente multidisciplinare. Certamente dunque non bisogna abbassare mai la guardia perché si tratta di una vera e propria malattia cronica che accompagna il paziente predisposto per tutta la vita.

Non è possibile in questa sede dare una spiegazione esauriente e dettagliata ma vorrei offrire alcuni concetti al lettore che lo aiutino quanto meno a orientarsi un po’ circa uno dei trattamenti più complessi da gestire in odontoiatria.

Noi addetti ai lavori parliamo di malattia parodontale, ovvero una malattia che affligge e colpisce i tessuti di sostegno dei denti: osso e gengive. Ha una forte componente ereditaria e la ricerca si sta anche concentrando su studi di genetica per riconoscere quali siano i geni responsabili della predisposizione.

Quali sono i fattori che condizionano la piorrea?

La piorrea è fortemente condizionata da fattori di diverso tipo:

  • condizioni “sito specifici”, cioè dipendenti dall’anatomia del singolo dente (con una o più radici, quale forma e anfrattuosità della superficie radicolare, quale lunghezza divergenza delle radici etc.)
  • condizioni della dentatura (affollamenti dentali, denti mal posizionati, denti inclinati a causa della perdita di denti vicini, denti traumatizzati o sottoposti a spinta linguale anomala etc.)
  • qualità dei lavori realizzati e presenti in bocca (otturazioni mal eseguite, mancanza dei punti di contatto tra i denti, corone dai bordi imprecisi e non rispettosi della salute della gengiva cioè troppo larghi o lunghi)
  • batteri patogeni della flora orale, quindi risulta fondamentale il livello di igiene orale che si riesce a garantire sulla superficie di ogni singolo dente. Parlare di flora batterica orale ci porta anche a ragionare di flora batterica intestinale (di cui la bocca è parte integrante), di alimentazione, di disbiosi intestinale, di intolleranze, di funzionalità epatica, etc. e ci permette di capire come la malattia parodontale sia assolutamente connessa con la salute generale del paziente
  • fumo e alcol.

Per ognuna di queste variabili si apre un menù a cascata e a seconda di come queste si incrociano o si sovrappongono tra loro, si verificano diverse situazioni cliniche: in sintesi non c’è un caso uguale all’altro e ogni paziente presenta il problema in modo diverso e altamente individuale. Così anche il piano di cura e le soluzioni da proporre sono sempre diverse da persona a persona.

La letteratura scientifica più recente parla di staging e di grading nel tentativo di definire la gravità del singolo caso di malattia parodontale. Lo staging valuta la severità dei danni presenti, la complessità della situazione, la sua estensione e può essere di grado 1-2-3-4. Il grading indica il rischio di progressione che si classifica di tipo A o B o C.

Come curare la malattia parodontale?

Le cure possibili ci sono e sono anche spesso risolutive, ma un fattore assolutamente determinante ai fini del successo è la precocità dell’intervento. Non solo, la malattia parodontale richiede un’attiva e buona collaborazione da parte del paziente che deve acquisire ottime abitudini di igiene orale e deve accettare di cambiare alcune abitudini di vita (alimentazione, fumo, frequentazione con il dentista).

Infine, ovviamente, ci vuole anche un dentista attento e capace che sappia riconoscere e intercettare precocemente i primi segni di malattia, che sappia erogare le cure giuste e in modo accurato e che si prenda il tempo per istruire, motivare e accompagnare il paziente in un, ahimè!, lungo e continuo percorso di cura.

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